"Lultima missione della Corazzata Roma"
Di
Agostino Incisa Della Rocchetta
Sembra che i tedeschi sapessero delle intenzioni italiane di uscire dal conflitto, fin da 15-20 giorni prima della firma dell'armistizio di Cassibile.

Una cosa è certa: il 6 o 7 settembre 1943 l'ordine di una azione di rappresaglia nei riguardi dell'alleato, che segretamente si prepara a chiedere l'armistizio, prende forma concreta: l'incarico è affidato alla 3ª flotta della Luftwaffe, con base a Istres nei pressi di Marsiglia. La comanda il Gen. Hugo Sperrle il quale impartisce l'ordine della spedizione punitiva al Gen. Fink della 2ª divisione aerea.
L'esecuzione viene affidata al 30 gruppo del 100° stormo, comandato dal Magg. Bernhard Jope: gli aerei del gruppo erano circa 80-100, ma quelli che presero parte all'azione da lui comandata furono 10 o 12, secondo le dichiarazioni dello stesso Magg. Jope, il quale specifica che non appena egli rientrò dall'azione, partirono da Istres altri 5 aerei dello stesso gruppo, egli però non prese parte alla seconda fase di bombardamento della flotta italiana, nella quale, secondo quanto a lui risultava, nessuna nave venne colpita. Invece la corazzata Italia fu colpita a prua e riportò un'ampia falla proprio nella seconda fase dell'attacco.
Gli aerei attaccanti erano i Dornier Do 217 K che qualcuno a bordo delle navi scambiò per Heinkel 111, simili come struttura generale, ma con il posto di pilotaggio e di puntamento a linee arrotondate, mentre i Do 217 K avevano una linea che scendeva a poppavia del posto di pilotaggio. Questo, perciò, risultava più alto del resto della carlinga, anche per dare alle mitragliere che difendevano i settori poppieri in alto, una migliore posizione.
Ogni aereo portava una sola bomba speciale radiocomandata e con propulsione a razzo, che le conferiva una velocità di caduta di circa 300 m/sec, notevolmente superiore a quella naturale dovuta alla sola forza di gravità. Inoltre aveva speciali doti di perforazione delle corazze essendo studiata, appunto, per l'impiego contro navi. Era stata progettata sin dal 1939 dal dott. Kramer ed era contraddistinta dalla sigla FX-1.400 e chiamata familiarmente Fritz-X. Secondo altre fonti essa avrebbe avuto la sigla PC-1.400X, o anche SD-1.400.
Esisteva anche un'altra bomba di caratteristiche analoghe, la Henschel 293, ma quella impiegata contro le nostre navi fu la FX-1.400. Essa era lunga m 3,30, aveva un diametro di mm 500 circa, pesava kg 1.400 e portava kg 300 di esplosivo.
La spinta del razzo annullava quasi del tutto la componente orizzontale della velocità di caduta che hanno le bombe normali, componente dovuta alla velocità dell'aereo. Ecco perché, mentre nelle azioni di bombardamento con bombe tradizionali, lo sgancio avveniva su un sito intorno ai 60°, queste nuove bombe venivano sganciate su un sito superiore agli 80°. Questa forma inusitata di attacco trasse inizialmente in inganno i comandanti delle navi italiane, i quali, vedendo che gli aerei superavano il sito 60° senza sganciare, pensarono che non avessero intenzioni ostili.

1 - Ogiva perforante
2 - Camera di scoppio con 320kg di esplosivo (Amatol)
3 - Tubi di innesco
4 - Aggancio
5 - Main fuse receptacle
6 - Quattro ali fisse
7 - Flangia a 7 pin
8 - Regolatore dellaria calda
9 - Pannello di accesso ai controlli
10 - Giroscopio, batteria ed il ricevitore Strassburg
11 - Sezione di direzione
12 - Tubi di scarico dei razzi
13 - Interruttore di controllo
14 - Timoni principali (Wagner-Riegel)
A causa di questo elemento di sorpresa, il fuoco antiaereo fu tardivo, anche perché, evidentemente, il Comando in Capo delle FF.NN.B. non voleva essere il primo a compiere atti ostili contro l'ex alleato. Il DT c.a. di dritta T.V. Medanich aveva gli aerei in punteria già da quando essi erano a m 14.000 sul sito e dato che i cannoni da 90 potevano sparare ad un ritmo di 18-20 colpi al minuto ed avevano una gittata massima intorno ai m 13.000, ci sarebbe stato il tempo per aggiustare bene il tiro. Inoltre, se si fosse deciso l'impiego di tiro di sbarramento antiaereo con i 152, che era previsto dalle norme, benché gli aerei volassero a m 5.000 di quota, il sito a m 14.000 sarebbe stato sufficientemente basso per poter far fuoco anche con i 152 che avevano un'elevazione massima di 45°.
Il Magg. Jope disse, in un'intervista, che condusse l'attacco a m 5.000 di quota sia perché quella era la quota più adatta per l'uso delle FX-1.400, sia perché egli sapeva che la contraerea delle navi italiane poteva sparare a circa m 4.000, il che non è esatto.

La FX-1.400 veniva seguita nella sua traiettoria che poteva essere corretta con radiocomando e questo spiega la sua straordinaria precisione.
Dalle deposizioni dei naufraghi, risulta che in totale le bombe dirette contro la Roma furono 4: una prima caduta in mare all'altezza del barcarizzo di poppa [vedi deposizione del G.M. F. Saverio Bernardi], una seconda che colpi la nave sul castello a dritta, a murata fra i complessi da 90 n. 9 e n. 11, una terza che cadde in acqua a sinistra, molto vicina allo scafo; una quarta che, entrata fra il torrione e la torre m.c. di prora a sinistra, provocò la deflagrazione dei depositi.
