Home Corazzata ROMA FF NN BB
Premessa Indice Bibliografia

 


APPENDICI

 

Note biografiche dell’ammiraglio Carlo Bergamini

 

Carlo Bergamini nacque a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, il 24 ottobre del 1888. Sulla sua formazione influirono le tradizioni familiari: nonni “Carbonari” e padre “Garibaldino” (partecipò ai combattimenti di Bezzecca e di Mentana) il quale, successivamente, dopo essersi laureato, divenne dirigente presso il Ministero delle Finanze. Una famiglia di forti tradizioni e di integrità morale, dove sono stati sempre particolarmente presenti l’amore per la Patria nonché la dedizione verso le Istituzioni.

Carlo Bergamini fu attratto dalla Marina a Bari, dove suo padre, Intendente di Finanza, era stato trasferito con la famiglia per qualche tempo. Così, nel 1905 entrò all’Accademia Navale di Livorno e ne uscì guardiamarina il 10 dicembre 1908.

La viva intelligenza, la particolare disposizione per le scienze matematiche, una vasta cultura, le qualità spiccate di organizzatore e pianificatore, le doti di comando in mare e la capacità di assumere con rapidità decisioni specie in situazioni difficili e gravi, la completa dedizione alla Marina, gli consentirono di percorrere una brillante carriera.

Ma insieme alle qualità di studioso e alle doti militari, spiccavano la grande umanità e l’affetto per i suoi uomini. Ufficiali e marinai erano per lui come dei figli, ed essi lo hanno sempre ricambiato con uguale affetto, devozione e fedeltà, fino all’ultimo sacrificio.

La sua preparazione tecnico-matematica e la sua specializzazione in Artiglieria lo portarono a realizzare importanti invenzioni e innovazioni in vari settori dell’artiglieria navale. Anche per suo merito la nostra Marina risultò, in tale campo, all’avanguardia rispetto alle altre Marine del tempo. La sua più importante realizzazione, in collaborazione con la Società Galileo di Firenze, fu un nuovo tipo di centrale di tiro navale e antiaereo particolarmente rapida e precisa. La Marina ebbe una tale fiducia nelle sue capacità che, il 25 marzo 1932, pose al suo comando la Squadriglia costituita dai cacciatorpediniere Nembo, Aquilone, Turbine ed Euro sui quali fece installare le nuove centrali di tiro che avevano superato brillantemente un anno di prove effettuate sulla torpediniera Giacinto Carini.Un severo addestramento consentì la formazione di un gruppo di equipaggi altamente preparati. I risultati, conseguiti in brevissimo tempo, furono ottimi e molte unità della Regia Marina ebbero in dotazione le centrali “Galileo-Bergamini”. Lasciò tale Squadriglia il 15 settembre 1932. Durante la sua carriera egli fu prevalentemente imbarcato; infatti da guardiamarina fu destinato sulla corazzata Regina Elena dal 12 gennaio 1909 al 18 febbraio 1911. In tale data passò sull’incrociatore corazzato Vettor Pisani, sede dell’Ispettorato delle Siluranti, ove si trovò all’atto dell’entrata in guerra dell’Italia contro la Turchia (29 settembre 1911). Su tale unità partecipò alle prime operazioni belliche di appoggio allo sbarco delle truppe italiane in Cirenaica e prese poi parte attiva a tutta la campagna della guerra 1911-1912.

Il 16 luglio 1913 imbarcò, come Ufficiale in seconda, sulla nave appoggio Cunfida che fu dislocata per un certo periodo di tempo in Cirenaica. Il 10 ottobre 1914 fu destinato sulla corazzata Ammiraglio di Saint Bon come secondo direttore di tiro e il 18 aprile 1915, da tenente di vascello, imbarcò sull’incrociatore corazzato Pisa come secondo direttore di tiro; fu subito promosso primo direttore di tiro e con tale incarico partecipò alla prima guerra mondiale. Nel 1916 coadiuvò il Comandante dell’unità ad organizzare efficacemente la difesa navale di Valona. Il 2 ottobre 1918 prese parte al bombardamento di Durazzo e, per il comportamento tenuto in tale azione, fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Il 24 marzo 1920 Bergamini passò sulla corazzata Giulio Cesare quale primo direttore di tiro; il 21 febbraio 1921 assunse il comando della torpediniera 28 AS. L’11 marzo 1921 fu promosso capitano di corvetta, e il 27 gennaio 1922 lasciò il comando di tale torpediniera per imbarcare sulla corazzata Andrea Doria come primo direttore di tiro, incarico che ricoprì fino al 27 settembre 1924.

In tale data, considerata la particolare competenza dimostrata nel settore dell’artiglieria navale, fu trasferito al Ministero della Marina presso la “Direzione Generale Artiglieria ed Armamenti”, dove rimase fino al 27 giugno 1926.

Il giorno seguente assunse il comando del cacciatorpediniere Giacinto Carini e il 25 settembre dello stesso anno fu promosso capitano di fregata. Lasciò quindi tale comando il 23 dicembre 1926.

Il 24 dicembre 1926 fu nuovamente destinato alla “Direzione Generale Armi e Armamenti Navali”, dove si distinse per ingegno e rendimento, svolgendo opera attivissima nella soluzione dei parecchi problemi relativi all’armamento delle unità della Regia Marina. In particolare si dedicò allo sviluppo delle artiglierie dei grossi calibri seguendone costantemente, presso le acciaierie “Terni” e “Orlando”, la loro costruzione ed il relativo collaudo. Lasciò il ministero il 10 dicembre 1928 per andare a frequentare il Corso di istruzione presso l’Istituto di Guerra Marittima a Livorno; il 16 giugno 1929, al suo termine, fu nuovamente destinato al Ministero, sempre presso la “Direzione Generale Armi e Armamenti Navali”. Lasciò tale incarico il 16 luglio 1931 per comandare nuovamente la neoriclassificata torpediniera Giacinto Carini in quanto, su tale unità, fu sistemato il prototipo della Centrale di tiro “Galileo-Bergamini” e il 24 marzo 1932, assunse, come precedentemente accennato, il comando della squadriglia “Nembo”.

Il 15 settembre del 1932 imbarcò sull’esploratore Leone quale Comandante di tale unità e capo della Squadriglia esploratori Leone, Tigre e Pantera. Il 24 novembre 1932 fu promosso capitano di vascello. Rimase al comando ditale squadriglia fino all’aprile del 1934, allorché fu nominato Capo di Stato Maggiore del Comando Militare Marittimo della Sardegna, dove rimase per breve tempo.

Infatti il 21 novembre 1934 l’ammiraglio Luigi Amari Denti di Piraino, Comandante della seconda Squadra navale, lo richiese come suo Capo di Stato Maggiore. Bergamini così imbarcò sull’incrociatore Giovanni dalle Bande Nere e sull’incrociatore Emanuele Filiberto Duca d’Aosta, a seconda di dove veniva spostata la sede della seconda Squadra.

L’8 giugno 1937 lasciò la seconda Squadra navale e fu nuovamente destinato al Ministero della Marina presso la “Direzione Generale delle Armi Navali”.

Il 10 gennaio 1938 fu promosso contrammiraglio ed esattamente un anno dopo ammiraglio di Divisione venendo destinato allo Stato Maggiore della Marina, dove rimase fino al 31 luglio 1939.

Il 10 agosto dello stesso anno assunse il Comando della Va Divisione Navale, alzando la sua insegna prima sulla corazzata Conte di Cavour e poi sulla corazzata Giulio Cesare.

Il 7 maggio 1940, fu nominato Comandante della 9a Divisione Navale e Capo di Stato Maggiore della prima Squadra Navale, imbarcando sulla nave da battaglia Littorio. Egli riuscì, in brevissimo tempo, a portare a un alto grado di efficienza bellica le unità da lui dipendenti. Alzò successivamente la sua insegna sulla corazzata Vittorio Veneto con la quale prese parte, il 27 novembre 1940, allo scontro navale di Capo Teulada, dando prova di esemplari virtù militari e meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Il 14 dicembre 1940 Bergamini fu nuovamente destinato a Roma quale Ispettore per l’allestimento delle nuove navi e membro ordinario del Comitato Superiore di Coordinamento per i progetti tecnici.

Egli seguì personalmente e positivamente il recupero e la rimessa in efficienza delle unità colpite nell’azione effettuata a Taranto da aerosiluranti inglesi l’11 novembre 1940. Tutte le unità poterono rientrare in squadra entro pochissimi mesi, eccettuata la corazzata Conte di Cavour che fu inviata presso i cantieri di Monfalcone. Il 12 luglio 1941 lasciò il ministero della Marina per imbarcare nuovamente sulla corazzata Vittorio Veneto quale Comandante della 9a Divisione navale e Comandante in seconda della seconda Squadra Navale.

Il 24 luglio dello stesso anno fu promosso ammiraglio di Squadra.

Gli venne altresì conferita la decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia in riconoscimento delle sue spiccate doti di comando di Divisioni Navali in guerra e per l’alta competenza con la quale aveva ricoperto gli incarichi a terra.

Il successivo 8 dicembre, conservando l’incarico di Comandante in Seconda della seconda Squadra Navale, assunse il Comando della 5a Divisione Navale, imbarcando sulla corazzata Caio Duilio effettuando numerose scorte ai convogli nel Mediterraneo Centrale. I convogli a lui affidati giunsero sempre a destinazione senza alcuna perdita in uomini e navi.

Il 12 gennaio 1942, sempre sulla corazzata Caio Duilio, venne nominato Comandante della seconda Squadra Navale, della 6a Divisione Navale e Comandante in Seconda della prima Squadra Navale.

Il 7 gennaio 1943 fu trasferito di nuovo sulla corazzata Vittorio Veneto e assunse il Comando della prima Squadra Navale e della 3a Divisione Navale.

Il 5 aprile 1943 fu nominato Comandante in Capo delle Forze Navali da Battaglia trasferendosi, a seconda delle necessità operative, sulle corazzate Littorio, Vittorio Veneto e Roma.

Egli portò ad un elevato grado di addestramento tale complesso navale. L’8 settembre 1943, le navi a lui affidate erano quindi pronte per andare a contrastare lo sbarco alleato che sarebbe stato prevedibilmente condotto nel Golfo di Salerno. Pur avendo Supermarina già trasmesso, fin dalle ore 08.00, gli ordini di partenza, questa venne sospesa dal Comando Supremo. Al termine di una travagliata e dolorosa giornata, che culminò con l’imprevisto annuncio dell’Armistizio, Bergamini “obbedì al più amaro degli ordini” per ottemperare alle clausole armistiziali, consapevole che l’obbedienza e la fedeltà al giuramento prestato, erano non soltanto la via dell’onore ma anche quella della salvezza e della ricostruzione dell’Italia.

La Flotta partì da La Spezia alle ore 03.00 del 9 settembre per una breve sosta a La Maddalena, così come ordinato da Supermarina, dove avrebbe trovato i documenti armistiziali e gli ordini per il porto di destinazione finale che comunque sarebbe stato in una zona controllata dagli Anglo-americani.

Alle ore 14.37, in prossimità delle Bocche di Bonifacio, gli venne consegnato un fonogramma con il quale Supermarina gli comunicava che La Maddalena era stata occupata dai tedeschi e gli ordinava pertanto di invertire la rotta e di dirigere su Bona.

L’ammiraglio Bergamini, alle 14.41, effettuò l’inversione e assunse la rotta 284°, che era quella di sicurezza per uscire dal Golfo dell’Asinara e proseguire poi per Bona.

Alle 15.20 aerei tedeschi, in base ad ordini ricevuti in precedenza, vedendo che la Flotta non andava più a La Maddalena, attaccarono le navi con un nuovo tipo di bombe radiocomandate sganciate da grande altezza. Nonostante l’intenso fuoco di sbarramento contraereo, i velivoli germanici colpirono una volta l’Italia (ex Littorio) due volte la Roma, dove Bergamini alzava la sua insegna (tra l’altro la Flotta era priva di protezione aerea). La seconda bomba, che raggiunse quest’ultima unità, fu quella mortale, e alle ore 16.11 la nave affondò insieme a 1.393 uomini dell’equipaggio, compreso l’ammiraglio Bergamini e tutto il Comando in Capo della Flotta.

Nel corso della navigazione l’ammiraglio Bergamini inviò sempre a Supermarina, precisi messaggi nei quali assicurava di aver eseguito gli ordini che gli venivano impartiti, compreso l’ultimo che era quello di invertire la rotta e di dirigere su Bona.

Bergamini, per il suo leale comportamento nell’eseguire fino all’estremo sacrificio gli ordini ricevuti fu insignito, dopo la sua scomparsa, della Medaglia d’Oro al Valor Militare ed ebbe la promozione ad Ammiraglio d’Armata. Egli infatti, il 13 agosto 1943, era stato proposto per la nomina a “Designato d’Armata”.


Riconoscimenti dedicati dalle autorità civili e militari all’ammiraglio Carlo Bergamini e ai Caduti della corazzata Roma

 

 

Accademia Navale di Livorno

·        Busto in bronzo collocato nel Piazzale Ammiragli dell’Accademia il 25 maggio 1947 alla presenza del Ministro della Difesa On.le Gasparotto, del Capo di S.M della Marina, ammiraglio Maugeri, del generale americano Michael Jaynes e del comandante dell’Accademia, ammiraglio Bonetti.

·        Ritratto ad olio collocato nella sala principale del Parlatorio.

·        Aula intitolata a “Carlo Bergamini”.

Inoltre, nella Sala dei Cimeli, su iniziativa dell’ammiraglio Agostinelli, all’epoca Comandante dell’Accademia, sono esposte:

·        insegna di Ammiraglio di Squadra di Carlo Bergamini, alzata sulle corazzate da 35.000,

·        sciabola e spadino,

·        feluca da Capitano di Corvetta.

 

La Maddalena

 Stele commemorativa dedicata ai Caduti della Roma, dell’Antonio Da Noli e dell’Ugolino Vivaldi, inaugurata il 9 settembre 1949, alla presenza dell’ammiraglio Bruto Brivonesi in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Marina, del Presidente della Regione Sardegna, del Sindaco di La Maddalena e di altre autorità.

Il monumento che si erge sullo scoglio di S. Stefano (che dal 9 settembre 1943 viene indicato come scoglio “Roma”), situato all’ingresso del porto della Maddalena, è costituito da una colonna di granito di un tempio cartaginese, distrutto dai Romani, le cui colonne furono portate a Roma per erigere un centro mondiale religioso per i culti del tempo e che fu poi abbattuto per costruire una Chiesa cattolica. Una delle colonne, non utilizzata e di alto valore archeologico, è stata donata dal Comune di Roma alla Marina, per dedicarla al primo monumento ai Caduti della Roma.

Sulla colonna furono inseriti due rostri donati dall’Arsenale della Spezia e vi fu scolpito il nome Roma.

Successivamente venne aggiunta una fascia di ferro a ricordo dei cacciatorpediniere Antonio Da Noli e Ugolino Vivaldi, che subirono la stessa sorte della Roma il 9 settembre 1943, nelle acque del Golfo dell’Asinara.

Corona d’alloro in bronzo, offerta dai soci della Lega Navale Italiana e apposta ai piedi della stele, il 15 settembre 1953, alla presenza dell’ammiraglio Parmigiano in rappresentanza del Capo di SM della Marina, dell’ammiraglio Baldo, Comandante del Comando Militare Marittimo Autonomo della Sardegna, dell’ammiraglio Bruto Brivonesi (Presidente della Lega Navale Italiana) e del Sindaco di La Maddalena.

Targa in Bronzo recante la scritta “Agli eroi del mare”, offerta dagli universitari romani partecipanti al “Raid degli eroi” e deposta sul fondale in prossimità della Stele, 1‘8 settembre 1966, alla presenza del capitano di vascello Adrower, Comandante della Base della Maddalena.

 

San Felice Sul Panaro (Modena)

 Lapide commemorativa apposta sulla casa natale il 13 settembre 1953 a cura del Comune e del Gruppo ANMI (Associazione Nazionale Marinai d’Italia) di Modena.

Presenziarono alla cerimonia, oltre al Sindaco di San Felice sul Panaro, il sottosegretario alla Difesa On. Giacinto Bosco, il Capo di Stato Maggiore della Marina ammiraglio Emilio Ferreri, i Comandanti in Capo del Dipartimento di La Spezia ammiraglio Corso Pecori-Giraldi e del Dipartimento di Venezia ammiraglio Vittorio De Pace, il Presidente Nazionale dell’ANMI ammiraglio Giuseppe Spalice, il Presidente del Gruppo ANMI di Modena Prof. Sabatini, il generale Scarpa Comandante dell’Accademia Militare di Modena, i generali Guidetti e Parma della Divisione Trieste, il Presidente della Provincia di Modena Bertelli, il Vice-Sindaco di Modena ing. Zucconi in rappresentanza del Sindaco, l’Onorevole Cremaschi, il Prefetto ed il Questore di Modena, Monsignor Paltrinieri in rappresentanza dell’Arcivescovado e Monsignor Trossi, Cappellano militare della Marina. Il discorso ufficiale fu tenuto dall’ammiraglio Luigi Sansonetti, compagno di corso di Carlo Bergamini.

L’11 settembre 1983, in occasione del quarantesimo anniversario dell’affondamento della Roma, ai piedi del monumento ai Caduti, è stata apposta l’ancora della fregata Carlo Bergamini, dono dei Lyons di Finale Emilia. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di S. Felice sul Panaro e dal Gruppo ANMI di Modena.

Hanno presenziato, oltre al Sindaco di San Felice sul Panaro: il Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell’Adriatico ammiraglio Sergio Agostinelli, il Presidente Nazionale dell’ANMI ammiraglio Camillo Cuzzi, il Presidente del Gruppo ANMI di Modena Cav. Uff. Ghelfi, il Delegato Regionale dell’ANMI comandante Adolfo Grill, gli ammiragli in congedo Longanesi-Cattani e Oggioni, il Comandante del Gruppo Carabinieri di Modena colonnello Fedossi, il maggiore Andrich in rappresentanza dell’Accademia Militare di Modena, l’ex Sindaco di Modena, On. Triva.

Nell’occasione il discorso commemorativo fu tenuto dal Dott. Antonio Berti, storico della Marina. L’omelia fu pronunciata dal Professor Don A. Ghelfi.

Il 14 settembre 1986, in occasione del quarantatreesimo anniversario dell’affondamento della Corazzata Roma è stato eretto un monumento situato nei giardini comunali, tra la Rocca ed il Sacrario dei Caduti.

Il monumento, opera dell’architetto Ferdinando Forlai, è costituito da un basamento in marmo a forma di Omega (fine della vita), al cui vertice è stata posta l’ancora della fregata Carlo Bergamini (già installata provvisoriamente nel 1983)

Sui due lati dell’Omega figura la scritta “Ai Marinai d’Italia” e al centro “A ricordo dell’ammiraglio d’armata, medaglia d’oro, Carlo Bergamini, Comandante in capo delle Forze Navali, e dei Caduti della corazzata Roma.

La cerimonia è stata organizzata dal Comune di S. Felice sul Panaro, dal Gruppo ANMI di Modena e patrocinata dalla Banca Popolare di S. Felice sul Panaro e vi hanno presenziato oltre al Sindaco di S. Felice sul Panaro, il Capo di Stato Maggiore della Marina ammiraglio Giasone Piccioni, il Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Tirreno, ammiraglio Franco Papili, il Presidente dell’ANMI ammiraglio Vittorio Marulli, il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatore Signori, il Prefetto di Modena, il Comandante dell’Accademia Militare di Modena e varie altre Autorità.

Madrina della Cerimonia è stata la Signora Luciana Bergamini, figlia dell’Ammiraglio.

Hanno pronunciato discorsi l’ammiraglio Giasone Piccioni, il Sottosegretario alla Difesa Signori, l’ammiraglio Marulli e il Sindaco di S. Felice sul Panaro, Veronesi.

 

Ravenna

Lapide dedicata alla memoria di Carlo Bergamini e dei caduti della Roma a testimonianza della partecipazione della Marina agli avvenimenti bellici dopo l’8 settembre. La lapide è stata apposta presso la Capitaneria di Porto il 13 aprile 1975, in occasione del trentesimo anniversario della Liberazione, a cura della Marina Militare e del Gruppo ANMI di Ravenna. Hanno presenziato alla cerimonia della posa il Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Gino De Giorgi, il Presidente Nazionale dell’ANMI, ammiraglio Camillo Cuzzi il Consigliere Nazionale dell’ANMI Giorgio Zanardi, il Delegato Regionale dell’ANMI, comandante Adolfo Grill, e, per l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), il Presidente, Senatore Arrigo Boldrini, Medaglia d’Oro della Resistenza.

La Resistenza nata sul mare l’otto settembre 1943 con l’olocausto dell’Ammiraglio Bergamini e dei 1393 marinai della Roma proseguita per venti mesi di cruenta lotta con sacrificio di sangue e di navi, si concluse su queste coste di Romagna generosa e forte nei mesi di gennaio, febbraio, marzo e aprile 1945. Protagoniste le leggendarie motosiluranti impegnate in aiuto fraterno non solo di uomini e armi ma di fede e speranza dei valorosi partigiani della Divisione Garibaldi Ravenna e nasceva la nuova Italia libera e democratica”.

 

La Spezia

Targa commemorativa in bronzo dedicata dall’Amministrazione Comunale a Carlo Bergamini e ai suoi marinai. La targa è stata apposta il 10 giugno 1982 sul Monumento ai Caduti, che sorge nel Piazzale del Marinaio. Hanno partecipato alla Cerimonia il Sindaco di La Spezia, Aldo Giacché e il Comandante in Capo del Dipartimento dell’Alto Tirreno ammiraglio Vittorio Gioncada, che hanno pronunciato i discorsi commemorativi.

 

Ciò che conta nella Storia dei popoli non sono i sogni e le speranze e la negazione

della realtà, ma la coscienza del dovere compiuto fino in fondo...

A Carlo BERGAMINI

1888 - 1943

e ai suoi Marinai Caduti a La Maddalena 9.9.1943

La Spezia 1982

 

 

Porto Mahon (Spagna)

 Monumento-Ossario, fatto erigere nel 1950 dalla Marina Militare italiana per ricordare i caduti della corazzata Roma, dove sono sepolti i sedici naufraghi deceduti nell’Ospedale della Marina Militare spagnola di Porto Mahon, a seguito delle gravi ferite ed ustioni riportate.

 

Sono stati inoltre intitolati a nome dell’Ammiraglio Carlo Rergamini

 

·        La fregata 593 Carlo Bergamini (ora in disarmo).

·        Un piazzale nel quartiere delle Medaglie d’oro a ROMA.

·        Una piazza a Terracina (Latina)

·        Una piazza a La Spezia.

·        Una strada a 5. Felice sul Panaro (Modena) (suo paese natale).

·        Una strada a Palermo.

·        Una strada che conduce al Porto a 5. Felice Circeo (Latina).

·        Una strada a Castelmella (Brescia).

·        Una strada del Comando Marina di Brindisi.

·        Una strada di Mariscuola Taranto.

·        Il Gruppo ANMI di Modena.

·        Il Gruppo ANMI di Locri (Reggio Calabria).

·        Una Sala del “Centro Alti Studi Militari” a Roma.

·        L’Istituto Nautico di Manfredonia.

·        Il Pontile della Lega Navale di Taranto.


 

Home Corazzata ROMA FF NN BB
Premessa Indice Bibliografia