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CAPITOLO VIII

 

Brevi note sul contributo della Marina italiana alla Guerra di Liberazione

 

Il prezzo in vite umane pagato dalla Marina il 9 settembre 1943, per eseguire gli ordini ricevuti di ottemperare alle clausole armistiziali, fu di oltre 1.790 uomini, di cui 1.393 periti nell’affondamento della corazzata Roma per il bombardamento aereo tedesco; 228 componenti l’equipaggio del cacciatorpediniere Antonio Da Noli che, dopo uno strenuo combattimento nelle acque del Golfo di Bonifacio, affondò andando su campi minati posti dai tedeschi e non noti a tale unità; 60 componenti l’equipaggio del cacciatorpediniere Ugolino Vivaldi che, sempre nelle acque del Golfo di Bonifacio, ingaggiò combattimenti con batterie costiere tedesche, subendo notevoli perdite e il giorno 10 affondò colpito da aerei tedeschi; VAS 234 (Vedetta Anti Sommergibile) aspramente impegnata in combattimento con motosiluranti tedesche, superiori in numero e armamento e da queste affondata nelle acque della Gorgona, mentre l’ammiraglio Federico Martinengo, Comandante Superiore dei Mezzi Antisommergibili - che si era messo al timone di tale unità - fu colpito a morte; 50 membri della corvetta Berenice, affondata da batterie germaniche mentre usciva dal porto di Trieste; il cacciatorpediniere Sella affondato da motosilurante tedesca mentre stava uscendo dal porto di Venezia; la torpediniera T.8 affondata da aerei germanici nei pressi delle coste meridionali dalmate; torpediniera Ardito a Bastia; cannoniera Aurora nonché altre unità minori.

Specie per merito dell’azione determinata, tempestiva e precisa dell’ammiraglio Sansonetti, nonché per la sua opera di persuasione, la nostra Marina rimase una forza compatta, unita e operativamente efficiente. Solo una parte esigua aderì alla Repubblica Sociale Italiana.

Infatti:

·        il 78% delle nostre unità, espresso in tonnellaggio, pari al 72% espresso in numero, si recò nei porti indicati dagli Alleati;

·        il 20% delle nostre unità, espresso in tonnellaggio, pari al 21%, espresso in numero, si autoaffondò perché non in grado di muovere;

·        i Comandi marittimi, che si trovavano nella zona sotto l’influenza dei tedeschi, attuarono le misure antitedesche previste nella riunione tenutasi al ministero della Marina il pomeriggio del 7 settembre 1943;

·        gli altri Comandi marittimi obbedirono, nella loro totalità, agli ordini ricevuti e proseguirono nella loro attività;

·        i Corsi Normali dell’Accademia Navale, che comprendevano ufficiali, allievi, professori, famigli e personale subalterno e che erano dislocati a Venezia, furono trasferiti a Brindisi con la motonave Saturnia. A Brindisi ripresero immediatamente la loro attività presso il Collegio Navale ditale città;

·        i Corsi Preliminari dell’Accademia Navale e tutto il personale addetto, che erano dislocati a Brioni (Pola), dovevano imbarcarsi sulla motonave Vulcania per raggiungere il Sud. Successivamente sbarcato tutto il personale fu catturato, trasferito a Venezia ed internato in Germania;

·        le navi scuola Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, che stavano effettuando la campagna di istruzione in Alto Adriatico, raggiunsero anch’esse Brindisi.

Nella giornata dell’11 i tedeschi piantonarono, ma non occuparono il ministero della Marina. Supermarina e gli altri Uffici operativi, poterono quindi proseguire il loro lavoro fino al mattino del 12, quando l’ammiraglio de Courten comunicò che riassumeva da Brindisi il diretto Comando della Marina.

Conseguentemente gli ufficiali destinati al Ministero lasciarono tale Dicastero e:

·        l’ammiraglio Sansonetti, partì da Roma passando avventurosamente le linee e raggiunse Brindisi, nel novembre del 1943, dove riprese il suo posto e le sue funzioni;

·        l’ammiraglio Ferreri diresse e coordinò da Roma l’attività del Fronte della Resistenza della Marina, avvalendosi della valida collaborazione degli ammiragli Massimo Girosi, Giulio Valli, Angelo Parona e Carlo Giartosio, nonché di quella degli ufficiali e sottufficiali che, rimasti bloccati al Centro-Nord, si erano dati alla clandestinità;

·        l’ammiraglio Franco Maugeri diresse e coordinò da Roma l’attività del Servizio Informazioni clandestino, che aveva diramazioni in tutta l’Italia occupata dai tedeschi, nonché in Svizzera. Egli inoltre era anche in diretto contatto con la Va Armata Americana.

Gli Alleati apprezzarono il comportamento tenuto dalla nostra Marina in quanto 1‘8 settembre, in un momento di estrema difficoltà morale e materiale, aveva dimostrato di essere un organismo che aveva mantenuto intatti autorità, prestigio e, dimostrando fedeltà al giuramento dato, aveva eseguito disciplinatamente il più amaro degli ordini.

Gli Alleati quindi considerando che la nostra Marina era meritoria della massima stima e fiducia, sia per il valore, il coraggio, la professionalità, l’abnegazione dimostrata durante tutto il conflitto, sia per la lealtà con la quale aveva rispettato le clausole armistiziali, richiesero già il 12 settembre 1943 la cooperazione di motosiluranti per azioni da compiere nel Golfo di Salerno; e due giorni dopo che i nostri cacciatorpediniere Legionario ed Alfredo Oriani, effettuassero una missione operativa della durata di quasi una settimana, tra Biserta e la Corsica; lo stesso giorno Supermarina dette autonomamente disposizioni alle torpediniere Francesco Stocco e Giuseppe Sirtori, di salpare per Corfù per andare in appoggio al nostro presidio militare distaccato in tale isola.

Inoltre il 23 settembre 1943, ancor prima della firma dell’”Armistizio lungo” a Malta sulla corazzata Nelson, che sarebbe avvenuta il 29 seguente e della dichiarazione di guerra alla Germania fatta il 13 ottobre 1943, l’ammiraglio de Courten e l’ammiraglio Cunningham siglarono, a bordo dell’incrociatore inglese Euryalus (con il quale l’ammiraglio Cunningham era giunto a Taranto) un “Accordo Navale” riguardante la cooperazione della Regia Marina a operazioni belliche a fianco degli Alleati, che poneva la nostra Marina sullo stesso piano di parità morale rispetto alle Marine Alleate.

Nel periodo successivo notevoli perdite ebbe la Marina anche a Rodi (800 marinai compresi quelli periti nell’affondamento della motonave Donizetti), a Cefalonia, a Corfù, a Lero, e dei caduti del Battaglione San Marco. Elevato fu anche il numero delle perdite del personale che, militarmente inquadrato, partecipò individualmente alla lotta partigiana. Complessivamente le perdite della Marina ammontarono a 10.240 uomini, così come appare nella Relazione del ministro della Difesa Randolfo Pacciardi, datata 17 novembre 1949.

 

Attività della Marina Militare

Numero missioni

Miglia percorse

Missioni belliche

75

62.000

Missioni speciali

335

96.000

Scorta convogli

1.620

764.000

Attività antisommergibili

2.931

253.830

Missioni varie

49.956

3.126.845

Totale

54.917

4.302.675

Decorazioni al valor militare

Numero

Ordine Militare d’Italia

5

Oro

51 di cui 43 alla memoria

Argento

305 di cui 83 alla memoria

Bronzo

695 di cui 197 alla memoria

Croci al valor militare

1.476 di cui 183 alla memoria

Decorazione ai Reparti

1

Totale

2.533 di cui 506 alla memoria

 

 Le tabelle soprariportate attestano l’attività e l’opera svolta dalla nostra Marina dall’8 settembre alla fine del conflitto.

Queste cifre evidenziano l’importanza dell’apporto della nostra Marina alla guerra di liberazione dai tedeschi; inoltre questa Forza Armata, dimostrando di essere una valida ed efficiente organizzazione, ebbe un rilevante peso sui successivi sviluppi per la ricostruzione dell’Italia.

Il sacrificio dei nostri Caduti non fu quindi vano.

 

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