PREMESSA
Fin dal 1944 numerose pubblicazioni hanno trattato l’argomento relativo alle decisioni prese l’8 e il 9 settembre 1943 da mio Padre, l’Ammiraglio Carlo Bergamini, che all’epoca dell’Armistizio era il Comandante in Capo delle Forze Navali da Battaglia.
Sovente tali lavori contengono tuttavia delle imprecisioni. Nel caso di inesattezze di particolare rilevanza ho, di volta in volta, rettificato quanto scritto in proposito, ma il perdurare, anche recente, di versioni inesatte mi ha indotto ad effettuare una ulteriore ed ancor più approfondita ricerca sui documenti esistenti al riguardo ed a redigere il presente studio.
Per tale lavoro mi è stato di prezioso aiuto l’Ufficio Storico della Marina Militare che ha messo a mia disposizione, con particolare cortesia e fattiva assistenza, la documentazione in suo possesso. Ho altresì consultato le più qualificate pubblicazioni riguardanti tale vicenda.
Da questa indagine sono scaturiti elementi di significativo rilievo, alcuni noti ed altri meno noti, che hanno permesso di ricostruire, con la maggiore esattezza possibile, quanto avvenne in quei giorni.
Tuttavia non è da escludere che possano emergere ulteriori documentazioni. Infatti occorre considerare che la drammatica situazione del momento ha allora condizionato una corretta raccolta, registrazione e conservazione del materiale originale. Si tenga presente che, al momento in cui il personale destinato al Ministero della Marina lasciò tale Dicastero il 12 settembre 1943, l’Archivio di Supermarina fu distribuito fra i vari ufficiali presenti di tale ufficio, i quali nascosero i documenti nelle loro abitazioni. Alcuni di questi andarono perduti ma se ne trova traccia perché vengono menzionati in alcuni scritti successivi.
Inoltre, per poter meglio inquadrare l’argomento relativo agli ordini impartiti alle Forze Navali da Battaglia, ho riportato anche i principali avvenimenti che portarono il 3 settembre 1943 alla firma dell’Armistizio con gli Alleati, in quanto la condotta tenuta in quei giorni dal maresciallo Pietro Badoglio, Capo del Governo, e dal generale Vittorio Ambrosio, Capo di Stato Maggiore Generale, nonché le disposizioni da loro impartite, influirono sulle decisioni prese dai vertici della nostra Marina.