"Lultima
missione della Corazzata Roma"
Di
Agostino
Incisa Della Rocchetta
CAPITOLO III
Relazione d'inchiesta sulla perdita della corazzata "Roma" - 31 dicembre 1946
Da questo momento, per maggiore precisione nell'esposizione degli eventi, si trascrive fedelmente il testo della relazione sulla perdita della Roma datata 31 dicembre 1946 e firmata dall'Amm. di squadra designato d'armata e con rango d'armata Gino Ducci.
La traversata e l'affondamento della nave
Come risulta dal rapporto 2606 del 30 settembre 1943 del Comando 7ª Divisione, 2705 del 21 ottobre 1943 del Comando 8ª Divisione, 2011/S del 21 settembre 1943 del Comando nave Italia, 2441/S del 20 settembre 1943, del Comando nave V. Veneto, 51 del 27 settembre 1943 del Comando XII Squadriglia cc.tt., le Forze Navali da Battaglia (FF.NN.B.) costituite dalla:
| 9ª Div. corazzate (Roma, V. Veneto, Italia) (La Spezia) | |
| 7ª Div. incrociatori (Eugenio, Montecuccoli, Regolo) (La Spezia) | |
| 8ª Div. incrociatori (Abruzzi, Garibaldi, Aosta) (Genova) | |
| XIV Squadr. cc.tt. (Legionario, Oriani, Artigliere, Grecale) (La Spezia) | |
| XII Squadr. cc.tt. (Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere, Velite) (La Spezia) | |
| torpediniera (Libra) (Genova) |
nella notte sul 9 settembre 1943 lasciarono le basi dirette alla Maddalena; le unità che erano alla Spezia salparono alle 02.25, quelle che erano a Genova passarono le ostruzioni alle 02.47.
Il grosso (proveniente da La Spezia) assunse rotta 218° (con velocità fra 24 e 22 nodi) per passare a Nord di Capo Corso; la formazione assunta fu la linea di fila delle unità maggiori con 7ª Divisione in testa e cc.tt. in scorta ravvicinata.
Poco dopo le 06.30 la Forza Navale, essendo stata raggiunta dalla 8ª Divisione, assunse il seguente dispositivo: 7ª Divisione sulla sinistra, 8ª Divisione sulla dritta, 9ª Divisione di poppa e sulla mediana delle due colonne precedenti; XII e XIV Squadriglia cc.tt. in scorta ravvicinata, Libra in posizione avanzata al centro della formazione.
Nel frattempo avvenne lo scambio fra Aosta e Regolo nelle rispettive divisioni.
Due ore dopo furono avvistate di prora le unità della squadriglia torp. "Pegaso" (Pegaso, Orsa, Orione, Impetuoso, Ardimentoso).
Il C. in C. si preoccupò subito dell'eventualità di attacchi aerei alla complessa formazione e impartì i seguenti ordini:
04.13 - a tutti - "Attenzione agli aerosiluranti all'alba".
07.07 - a tutti - "Massima attenzione attacchi aerei".
Alle 09.00 la F.N. accostò per Sud, passando cosi, a ponente della Corsica.
Tre quarti d'ora dopo fu avvistato un ricognitore inglese [secondo me si trattava di un "Glenn Martin Marauder" -N.d.A.] che incominciò a girare intorno alla formazione.
Nel frattempo veniva intercettato il seguente telegramma proveniente da Supermarina e diretto a tutte le unità:
"PAPA - n. 85982 Non eseguite eventuali ordini di dirottamento se nel testo non figura parola convenzionale Milano (alt) Per alti comandi vengano dati messaggi esercizio a parte 092609".
Alle 10.29 fu avvistato un ricognitore tedesco.
La formazione navale navigava prevalentemente zigzagando.
Poco dopo mezzogiorno cessò di zigzagare ed assunse la linea di fila generale nell'ordine 7ª, 8ª, 9ª Divisione, con i cc.tt. in scorta ravvicinata. La 7ª Divisione, d'ordine del C. in C. F.N.B. assunse la direzione della navigazione e accostò senz'altro di 45° sulla sn. per portarsi sulla rotta di sicurezza. L'Asinara era in vista.
Alle 12.34 la XII Squadriglia ricevette "libertà di manovra" per entrare in porto a La Maddalena, sennonché alle 13.30 ricevette ordine di mettersi, invece, di poppa alla V. Veneto, dato che essa (non in possesso delle ultime correzioni delle rotte di sicurezza) minacciava di dirigere su un campo di mine. Alle 14.30 la XIV Squadriglia ricevette ordine di prendere posto di poppa alla XII.
Verso le 14.45, sulla rotta di sicurezza di Capo Pertusato, in seguito alla ricezione del seguente telegramma: "PAPA - da Roma a tutte le unità (con PL su onda 55 e 1950) - 71235 - La Maddalena occupata da forze tedesche nostro Comando sopraffatto (alt) Unità dipendenti silurantisom dirette Maddalena vadano invece subito Portoferraio salvo quelle aggregate Forze Navali da Battaglia (alt) Milano 132009".
La F.N. inverti la rotta ad un tempo (anche la squadriglia torp. "Pegaso" che era di prua all'Eugenio, invertì la rotta, dirigendo verso l'Asinara, velocità 18 nodi.
La complessa formazione venne a risultare la seguente: XIV, XII Squadriglia, 9ª Divisione (V. Veneto, Italia, Roma), 8ª Divisione (Regolo, Garibaldi, Abruzzi), 7~ Divisione (Montecuccoli, Aosta, Eugenio), la XIV Squadriglia ebbe ordine dal C. in C. di condurre la formazione.
Dal rapporto del Comando 7ª Div.
Alle 15.10 allarme aereo. Alle 15.37 gli apparecchi furono riconosciuti come tedeschi; le unità contromanovrarono subito ed aprirono il fuoco.
Un primo gruppo di 5 app. Do 217 sganciò sulla formazione: alcune bombe sembrarono essere bombe-razzo. Una bomba cadde a circa 50 metri a prora dell'Eugenio. Furono osservate le salve di caduta delle altre bombe nei pressi delle corazzate. In questa azione un bimotore venne colpito.
La F.N. assunse velocità 22 nodi.
Alle 15.42 una bomba fu vista (dal Mitragliere) cadere vicinissimo ad una corazzata.
Alle 15.52 un secondo gruppo di aerei tedeschi sganciò sulla formazione. La corazzata Roma venne colpita.
Secondo il rapporto del Comando 8ª Div.
Alle 15.15 si avvistarono 4 aerei di tipo non ben riconosciuto ad alta quota, provenienti dal Nord, le unità navali aprirono il fuoco c.a. Gli aerei sganciarono alcune bombe sulla formazione. Le bombe risultarono di nuovo tipo, con sistema di lancio a razzo.
Alle 15.39 furono avvistati altri aerei da bombardamento. Le unità aprirono il fuoco. Alcune bombe caddero in prossimità delle navi, che nel frattempo effettuavano diradamento a serpeggiamento.
Alle 15.50 la corazzata Roma venne colpita da una bomba all'altezza della torre 2, che provocò l'esplosione del deposito munizioni ed incendiò nella parte prodiera l'unità, che rimase lievemente sbandata sulla dritta.
Dal rapporto della corazzata Italia.
Alle 15.30 furono avvistati 5 aerei su sito medio, in formazione a triangolo, quota m 5-6.000, distanza tra gli aerei m 3.000 circa, con rotta sulla nave. Venne aperto il tiro con i pezzi da 90 e fu iniziata la manovra al traguardo sugli aerei. Una bomba cadde vicino alla poppa della nave, causando lo scatto di tutti i massimi con conseguente momentanea inutilizzazione del timone che restò alla banda. La nave continuò a governare con i timoni ausiliari e con le macchine.
Alle 15.57 l'Italia stava sparando contro altri aerei che attaccavano la formazione, quando la Roma venne colpita da una bomba a proravia del torrione.
Alle 16.11 venne aperto il fuoco contro un aereo isolato che attaccava la nave. Quattro minuti dopo l'Italia venne colpita da una bomba sul castello dr. al traverso della torre 2 g.c.
Dal rapporto della corazzata Vittorio Veneto
Alle 15.35 cinque aerei germanici del tipo Do 217 sorvolarono la formazione con rotta opposta a quota m 5.500-6.000. All'incirca sulla verticale della nave, sganciarono a breve intervallo uno dall'altro. Durante questo primo attacco la formazione non manovrò e ciò perché gli aerei sganciarono inaspettatamente (ossia da un angolo di sito non idoneo per l'impiego del normale munizionamento di caduta). Venne subito iniziata la reazione c.a.
Alle 15.36 venne osservata la caduta di due bombe di poppa alla corazzata Italia e, dopo mezzo minuto, di una bomba di poppa al Regolo.
Alle 15.38 venne aperto il fuoco a m 12.000 di distanza contro aereo proveniente da brandeggio 100°-110°; quota circa m 6.000, velocità apprezzata 450 km/h.
Alle 15.40 cadde una bomba al traverso della nave. La batteria di sn. apri il fuoco contro un aereo proveniente da brandeggio 250°. Un minuto dopo l'aereo sganciò sulla nave: questa accostò subito a dritta. Nel frattempo fu scorta la corazzata Italia con avaria al timone.
Alle 15.42 cadde una bomba sulla sn. della nave. Sei minuti dopo un aereo proveniente dalla dr. sganciò sulla nave, questa accostò a sn. mentre la reazione c.a. continuava.
Alle 15.51 altro aereo in provenienza da dr.; esso sgancio sulla verticale della nave. Due minuti dopo altro aereo fu avvistato proveniente dalla sn.; venne ripreso il tiro c.a.
Alle 16.12 venne avvistato un aereo proveniente da poppa.
Le due batterie da 90 aprirono il fuoco. L'aereo manovrava per sganciare sulla Roma. Mentre la Vittorio Veneto accostava sulla sinistra, la Roma venne colpita incendiandosi e fermandosi poco dopo.
(N.B. - La C.I.S. osserva subito una discordanza di almeno 22 minuti fra l'ora segnalata dal Comando 7ª Divisione (15.50) e quella indicata dal Comando della V. Veneto (16.12). Non essendo ammissibile una simile discordanza di orologi, specialmente in tempo di guerra, la C.I.S. propende nel supporre che la V. Veneto abbia registrato alle 16.12 la bomba caduta sul castello dr. dell'Italia, equivocando il nome dell'unità colpita e che abbia omesso per errore la registrazione della 2ª bomba che colpi la Roma).
Nel frattempo, in seguito ad intercettazioni avvenute, dalla V. Veneto venne trasmesso il seguente telegramma al Comando 7ª Divisione (Con PR - u.c.):
"Credo nave Roma colpita propongo mandare due cc.tt. salvare gente (alt) Da intercettati sembra dobbiamo andare Bona 160509".
Il Comando della 8ª Divisione alle 16.08 diede il seguente ordine ai cc.tt. Mitragliere, Fuciliere, Carabiniere:
1608 - "Date soccorso alla Roma" ed informò l'Amm. Oliva, comandante della 7ª Divisione, che spettava a lui il Comando in Capo della F.N.B. avendo la quasi certezza che "l'Ecc. Bergamini sia morto o comunque non in condizioni di comandare".
A sua volta la 7ª Div. alle 16.02 ordinò alla XII Squadriglia e al Regolo di andare a dare assistenza alla nave colpita (analogo ordine venne impartito alla Squadriglia "Pegaso" che era in arretrato sulla rotta), come risulta dal telegramma:
1616 - "Date assistenza nave colpita 160209" esso fu trasmesso dopo di quello dell8ª, sebbene fosse stato probabilmente concepito prima (il messaggio della 8ª Divisione fu trasmesso in fonia, mentre quello della 7ª venne trasmesso con PR); ne derivò che il c.t. Velite, non essendo stato chiamato dal Comando 8ª Div., non andò in soccorso ai naufraghi, ma rimase in formazione.
Alle 16.12 il Comandante della 7ª Div. comunicò a tutti i Comandi in mare di aver assunto il Comando della F.N. ed ordinò di riordinare la formazione e di riprendere la direttrice di marcia verso ponente.
Alle 16.20 il predetto ammiraglio comunicò a Supermarina che la corazzata Roma era affondata in lat. 41° 10' N. e long. 08° 40' E. e che aveva assunto il Comando della Forza Navale.
Dal rapporto già citato del Comando 7ª Div.
"Il Roma, che appare fortemente sbandato sulla dritta, è col trincarino della coperta a poppa già in acqua, ha la torre 2 completamente asportata dall'esplosione ed un vasto incendio in corrispondenza delle torri prodiere, della plancia e, sul lato sinistro, in corrispondenza del fumaiolo prodiero. Si spezza in chiglia: i due tronconi si mettono verticali e affondano".
Omissis
Dal già citato rapporto del Comando 8ª Div.
"L'attacco aereo fu condotto da circa 10 aerei che lanciarono una o due bombe ciascuno. Essi giungevano sulla formazione isolati a pochi minuti uno dall'altro. La manovra delle navi fu alquanto disordinata per diradamento eccessivo (specie da parte dei cc.tt.) e mancanza iniziale di direttive. Le bombe razzo costituivano una sorpresa, non soltanto per la stupefacente precisione, ma anche per il fatto che erano sganciate verso il sito 80° anziché 60° come i comandanti supponevano. In generale la manovra fu iniziata al momento giusto; questo anticipo (di circa 15 secondi) essendo compensato dall'isteresi nell'apprezzamento del Comandante e nella girazione della nave. Al momento in cui la Roma fu colpita, l'Abruzzi era a circa 1.000 metri; vedemmo poco fumo a sinistra del torrione e diedi ordine di avvicinarsi.
Dopo circa un minuto si verificarono due enormi fiammate senza rumore di scoppio: frammenti caddero ad alcune centinaia di metri. La nave apparve ferita a morte; sbandata di 15° a dritta, con un gran buco al posto della torre 2. Ritengo che pochi o nessuno di coloro che erano nel torrione abbiano potuto salvarsi. Dopo circa 5 minuti la gente della Roma cominciò ad affluire con molto ordine e al passo sulla poppa. Abruzzi e Garibaldi defilarono ai due lati dell'ammiraglia morente, rendendole il saluto con intensa commozione".
Da un allegato all'anzidetto rapporto del Coniando 8ª Div.
L'attacco aereo tedesco alla F.N.B. durò complessivamente dalle 15.36 alle 17.13. Gli aerei attaccanti furono circa 7 nella prima fase, 5 nella seconda e 3 nella terza; vennero all'attacco in formazione allungata ed agirono isolatamente. Il documento in questione cosi continua:
"Alle 15.50 nave Roma è stata colpita mentre era in accostata sulla sinistra ed aveva compiuto circa 60° di evoluzione. La bomba è caduta all'altezza della torre 2, sulla sinistra; ad una piccola esplosione iniziale è seguita dopo pochi istanti una violenta fiammata per probabile scoppio deposito munizioni che ha avvolto e superato il torrione".
Omissis
All'arrivo a Porto Mahòn i feriti, in numero di 133, furono prontamente spedalizzati; vennero quindi sbarcate 13 salme di deceduti durante la traversata e i rimanenti 374 naufraghi rimasero distribuiti sulle quattro unità internate.
Dall'elenco nominativo dei superstiti della corazzata Roma esistente nella pratica in possesso di Maristat, risulterebbe che i superstiti stessi ammontano a 596, precisamente 28 ufficiali, 49 sottufficiali e 519 s./Capi e comuni.
Dal rapporto del T.V. Megna risulterebbe che vennero ricuperati complessivamente 622 naufraghi, 520 dal gruppo "Mitragliere" e 102 dalla squadriglia "Pegaso"; pertanto decedettero a bordo delle unità salvatrici e negli ospedali di ricovero 26 feriti gravi.
Poiché la forza di bordo al momento del sinistro ammontava a circa 1.849 militari, così ripartiti:
| Ufficiali | Sottufficiali | s./Capi e comuni | |
| Comando
in Capo FF.NN.B.
Nave Roma |
40
74 |
224 | 1.511 |
se ne deduce che in seguito all'affondamento della Roma e, soprattutto, in seguito all'azione diretta degli scoppi delle due bombe e loro immediate conseguenze, sono periti 1.227 militari cosi ripartiti:
| Ufficiali | Sottufficiali | s./Capi e comuni |
| 86 | 175 | 992 |
| 75 % | 78 % | 66 % |
ai quali si devono aggiungere i 26 naufraghi, feriti gravi, deceduti in seguito.
Totale: circa 1.253 fra morti e dispersi.
Nei riguardi delle ipotesi circa la causa dell'affondamento della nave venne già espletata una accurata indagine tecnica da parte del C.V. Francesco Camicia, nel settembre 1944 - gennaio 1945, con la cooperazione del Ten. Col. G.N. Giuseppe Maietta (ex Capo Servizio G.N. dell'Italia) e del Ten. C.E.M.M. (S.M.) Neri Vannucci (superstite della Roma).
La anzidetta indagine tecnica venne compiuta sulla base di interrogatori diretti, oppure di appositi questionari per coloro che erano fuori della Sede della Commissione. Complessivamente furono raccolte:
| deposizioni di ufficiali ossia l'82 % degli ufficiali superstiti | |
| deposizioni di sottufficiali ossia il 73 % dei sottufficiali superstiti | |
| deposizioni di s./C. e comuni ossia il 25 % dei s./C. e comuni superstiti |
e vennero trasmesse al Ministero, in allegato alla relazione sulle indagini fatte, solo 64 deposizioni, le rimanenti non avendo presentato interesse.
La C.I.S. ha preso in esame:
| l'indagine tecnica Camicia; |
| le 64 deposizioni allegate alla stessa; | |
| i rapporti particolari presentati dai TT.VV. Incisa della Rocchetta e Megna; | |
| i rapporti già citati del: |
- Comando 7ª Div. incr. (n. 2606 del 30 settembre 1943)
- Comando 8ª Div. incr. (n. 2705 del 21 ottobre 1943)
- Comando corazz. Italia (n. 2011 del 20 settembre 1943)
- Comando corazz. V. Veneto (n. 2441 del 20 settembre 1943)
- Comando XII Squadr. cc.tt. (n. 51 del 27 settembre 1943)
e ha appositamente interrogato i due ufficiali sopracitati, nonché il Ten. Col. G.N. Maietta (che collaborò con il C.te Camicia sulla Indagine Tecnica).
Omissis
La C.I.S. dopo quanto sopra esposto, può concludere che per la perdita della corazzata Roma nessun addebito possa farsi al Comando di bordo. Nell'irreparabile sinistro di guerra furono, come è noto, annientati con la superba nave ammiraglia, il Comandante in Capo delle FF.NN.B. e il Comando di bordo: tutti i Componenti dei due Comandi, dai Capi ai subalterni e ai gregari assolsero in pieno il loro dovere.
Omissis
Roma, li 31 dicembre 1946
La commissione
L'ammiraglio di divisione
Membro
F.to (Emilio Brenta)
Lammiraglio di squadra des.d'armata
con rango d'armata
Presidente
F.to (Gino Ducci)